Domicilio sanitario: un diritto negato?

Il domicilio sanitario, pur essendo uno strumento fondamentale per garantire l’accesso alle cure a chi si trova temporaneamente lontano dalla propria residenza, presenta numerose criticità che ne limitano l’effettiva utilità.

Disuguaglianze e discriminazioni

Nonostante la normativa preveda la possibilità di richiedere il domicilio sanitario, nella pratica molte persone si trovano a dover affrontare una serie di ostacoli che ne impediscono il pieno godimento. Tra questi:

  • Disparità tra le regioni e comuni: L’interpretazione e l’applicazione delle norme variano notevolmente da una regione all’altra e da un comune all’altro, creando situazioni di grande disparità per i cittadini.
  • Limitazioni nell’accesso ai servizi: Anche quando il domicilio sanitario viene concesso, le persone non sempre hanno accesso agli stessi servizi e alle stesse agevolazioni previste per i residenti. Ad esempio, possono riscontrare difficoltà nell’ottenere contributi per l’adattamento delle abitazioni o l’assegnazione di dispositivi medicali.
  • Burocrazia complessa: La procedura per richiedere e rinnovare il domicilio sanitario è spesso lunga e complessa, richiedendo la presentazione di numerosi documenti e il superamento di ostacoli burocratici.
Il caso degli anziani fragili

Una situazione particolarmente critica è quella degli anziani fragili che si trasferiscono temporaneamente presso la residenza dei figli, di altri familiari o persone amiche per ricevere assistenza. In questi casi, il domicilio sanitario dovrebbe garantire loro gli stessi diritti e le stesse agevolazioni previste per i residenti, come ad esempio:

  • Contributi per l’adattamento delle abitazioni: Per permettere all’anziano di muoversi in sicurezza all’interno della casa, sono necessarie modifiche strutturali come l’installazione di rampe o di montascale.
  • Assegnazione di dispositivi medicali: Gli anziani che necessitano di particolari dispositivi medicali (come sensori per la glicemia, letti ortopedici, carrozzine, ecc.) dovrebbero poterli ottenere anche nel luogo in cui si trovano temporaneamente.
  • Agevolazioni per la raccolta dei rifiuti speciali: Gli anziani allettati o incontinenti producono una quantità maggiore di rifiuti speciali (pannoloni, traverse, garze, ecc.) e dovrebbero poter usufruire di tariffe agevolate per la raccolta nel comune dove sono domiciliati sanitariamente.
  • Assistenza domiciliare: Il comune di domicilio dovrebbe garantire l’erogazione di servizi di assistenza domiciliare, come pulizie di casa, preparazione dei pasti e supporto nella cura della persona, per coloro che ne hanno bisogno. Questo è particolarmente importante per gli anziani fragili e per le persone con disabilità, che spesso non sono in grado di svolgere autonomamente le attività quotidiane.
Un diritto negato

Il domicilio sanitario dovrebbe essere un diritto universale, che garantisce a tutti i cittadini di ricevere le cure necessarie, indipendentemente dal luogo in cui si trovano. Tuttavia, la realtà è ben diversa, soprattutto per gli anziani fragili e per le persone con disabilità.

È necessario intervenire per superare queste disuguaglianze e garantire a tutti i cittadini un accesso equo e completo ai servizi sanitari e sociali. In particolare, è urgente:

  • Unificare le normative: Le regioni devono adottare norme chiare e univoche in materia di domicilio sanitario, garantendo l’applicazione degli stessi principi su tutto il territorio nazionale.
  • Semplificare le procedure: La burocrazia deve essere snella e le procedure semplificate, per facilitare l’accesso al domicilio sanitario.
  • Aumentare i fondi: È necessario destinare maggiori risorse economiche all’assistenza domiciliare e ai servizi per gli anziani fragili.
In definitiva:

I pazienti hanno diritto a ricevere cure e assistenza ovunque si trovino, senza dover affrontare ostacoli burocratici e discriminazioni territoriali. Le attuali normative sul domicilio sanitario presentano infatti notevoli disparità a livello locale, creando una situazione di grande incertezza per i cittadini e un’assistenza frammentata e settoriale.

È urgente una revisione a livello nazionale della regolamentazione, al fine di garantire l’applicazione uniforme dei principi e l’accesso equo ai servizi assistenziali su tutto il territorio nazionale. Le normative devono essere riviste per assicurare un’assistenza domiciliare efficiente e personalizzata, in grado di rispondere ai bisogni specifici di ogni singolo paziente.

Un malato ha diritto a un domicilio sanitario che rifletta la sua realtà individuale e che gli garantisca gli stessi diritti di un residente. È inaccettabile che, a causa di una burocrazia complessa e di norme poco chiare, le persone siano costrette a scelte difficili come cambiare residenza o vendere la propria casa per poter accedere alle cure necessarie.

Il domicilio sanitario non può essere un privilegio limitato nel tempo e nello spazio, ma deve rappresentare una risposta concreta ai bisogni di chi, per motivi di salute, si trova a dover cambiare temporaneamente il proprio luogo di vita. È necessario agire ora per garantire a tutti i cittadini, e in particolare agli anziani fragili, un’assistenza adeguata e dignitosa, ovunque essi si trovino. Superare una visione limitata del domicilio sanitario è fondamentale per promuovere una cultura dell’assistenza centrata sul paziente e per costruire un sistema sanitario più equo e inclusivo.

Athena.

N.B: Il Veneto rappresenta un caso esemplare di come le disparità nell’assistenza domiciliare possano impattare negativamente sulla qualità di vita dei cittadini. È proprio qui che l’urgenza di una riforma si fa più pressante.

Ho avuto modo di constatare personalmente la grande criticità del sistema assistenziale veneto, oltre a quella sanitaria. Le esperienze vissute in questa regione, specialmente in comuni come Dolo, Spinea, Camponogara rispecchiano una realtà più ampia, che purtroppo vede ancora tanto razzismo intrinseco e sistemico, perché profondamente radicato non solo nell’individuo, ma nelle strutture sociali, nelle istituzioni e nelle norme culturali di questa società e che vede anche troppi cittadini non residenti, costretti a rinunciare a cure adeguate e alla assistenza che possono fornire figli, parenti o amici lontani dal luogo di residenza di chi ha bisogno, perché il domicilio non concede a loro i diritti di un residente.

È necessario un cambio di rotta a livello nazionale, ma è proprio partendo da casi come quello veneto che possiamo costruire un futuro in cui l’assistenza sanitaria sia realmente centrata sul paziente e rispettosa dei suoi diritti.

Invito ai cittadini a far sentire la propria voce, chiedendo alle istituzioni un impegno concreto per migliorare l’assistenza domiciliare. Insieme possiamo costruire un futuro in cui la salute e il benessere siano garantiti per tutti.

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